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Per il suo paesaggio aperto, i suoi grandi spazi, la Savana è un tipo di ecosistema che assomiglia molto ad una Prateria. Ma la distribuzione geografica di questi due ambienti è molto diversa; la Savana si ritrova infatti nella fascia tropicale dove mancano assolutamente le praterie; inoltre essa può apparire punteggiata qua e là da numerosi alberi e grossi arbusti che invece non ci sono nelle praterie. La storia naturale della Savana è abbastanza complessa; si tratta certamente di un ecosistema determinato dal clima, ma in molti casi è un ambiente secondario risultato dalla distruzione delle foreste tropicali umide al cui margine si trova distribuita. Il clima della savana conosce tre sole stagioni: una calda e umida, una calda e asciutta ed infine una fredda molto secca. Col variare dei principali fattori ambientali legati a questo clima, e cioè la disponibilità di acqua (stagioni secche e umide) e le variazioni di temperatura (stagioni calde e fredde), la savana assume tre aspetti fondamentali.
Si può incontrare una Savana che chiameremo erbacea e una Savana arbustiva che può assomigliare ad una rada boscaglia, con alberi non molto alti, sempreverdi o con specie decidue; infine un terzo aspetto della Savana è quello boscoso che presenta alberi più fitti ma che è luminoso anche durante il periodo di fogliazione estiva: una specie di Foresta molto diradata, insomma, che insensibilmente trapassa nella Foresta tropicale umida vera e propria.
Nella Savana erbacea il tappeto erboso è dato per larga parte da associazioni di graminacee, erbe molto resistenti e prive di esigenze particolari, ma vi sono pure abbondanti altre erbe come le Composite e le Leguminose: l’altezza del manto vegetale si aggira attorno al metro, ma talune specie raggiungono facilmente anche i 2 m e perfino i 4 m, come la Canna da zucchero selvatica. Durante la stagione secca il manto erbaceo ingiallisce, si dissecca e molto facilmente si incendia. Il fattore fuoco ha una grande importanza soprattutto nella diffusione e nel mantenimento della Savana erbacea a spese della foresta tropicale umida. Il passaggio tra la Savana e la Foresta è netto; ciò accade appunto a causa del fuoco che si arresta al margine della Foresta e ne limita nello stesso tempo l’espansione. Nella Savana erbacea le fiamme impediscono inoltre la nascita di arbusti che la trasformerebbero in un ambiente poco adatto alla vita animale. Infatti mentre è facile incontrare nella savana erbacea grandi e numerose mandrie di erbivori come bovini, Antilopi, Zebre e Giraffe alla continua ricerca di pascolo, nella Savana arbustiva vivono di preferenza i più grossi erbivori come ad esempio gli Elefanti, che si spostano dalla Savana arbustiva a quella boscosa in branchi molto meno numerosi.
Nella Savana arbustiva e in quella boscosa vivono inoltre forme arboricole, come le Scimmie, che trovano un habitat molto favorevole soprattutto nelle zone meno secche dove, in associazione molto sparse, si trova il noto Baobab dall’enorme tronco formato da tessuti spugnosi per la riserva d’acqua.
Questa specie, particolarmente adattata all’ambiente delle Savane arbustive, presenta uno sviluppo dei rami molto ridotto e piccolissime foglie che limitano la traspirazione del prezioso elemento.
Esiste una spiccata tendenza nelle popolazioni di erbivori della Savana a vivere organizzati in comunità: mandrie e branchi piuttosto compatti. Questo fatto si spiega con la necessità di organizzare una difesa da un pericolo comune: l’aggressione da parte dei grossi carnivori predatori. Nel continente africano questi sono rappresentati soprattutto dal Leone africano, dal Leopardo e dalla Iena. Così nella Savana il rischio per gli indifesi erbivori è grandissimo: la loro unica salvezza è una pronta fuga. A questo scopo si creano spesso delle alleanze tra specie diverse, come si è notato tra le giraffe e gli elefanti, che si aiutano in un reciproco compito di vigilanza. Gli elefanti hanno un ottimo olfatto, ma una vista piuttosto debole, al contrario delle giraffe vivendo insieme le due specie cumulano questi vantaggi.
Soprattutto la Savana erbosa è un po’ considerata come la tavola di banchetto del “ re degli animali “. A piccoli gruppi, questi terribili felini vivono per la maggior parte del giorno, sino anche per venti ore, dormendo sdraiati all’ombra nelle zone della savana dove la vegetazione è più fitta. Poi per giorni e notti sono in grado di rimanere in caccia di prede; i loro cicli biologici di riposo ed attività non sono strettamente legati al ciclo giornaliero, al susseguirsi del giorno e della notte, ma si sono adattati al particolare ambiente della savana, alle sue grandi distanze, alle sue cacce fatte di interminabili, spossanti inseguimenti.
I carnivori della Savana asiatica erano rappresentati soprattutto dal Leone asiatico, ma a questo felino è stata data da parte dell’uomo una caccia così spietata che oggi è scomparso quasi completamente da quell’ecosistema. Si trovano ancora, sebbene in numero molto ridotto, Tigri e Pantere. L’utilizzazione agricola di questo ambiente da parte dell’uomo moderno è stata piuttosto bassa per il tipo di suolo che lo caratterizza, particolarmente povero di humus. Le popolazioni indigene praticano ancora, in certi casi molto intensivamente, un tipo di agricoltura transumante.
Molto attiva invece è stata la caccia, non soltanto ai grossi felini, ma pure a Zebre, Giraffe ed Elefanti, condotta soprattutto a scopo di lucro per ottenere l’avorio delle zanne degli elefanti e le pellicce degli altri animali. Oggi il numero di questi animali è estremamente ridotto, la loro caccia è proibita e si possono ritrovare solo nei parchi nazionali, vaste zone che comprendono più ecosistemi diversi.
 
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